Uno dei problemi di fertilità che colpisce più donne è la Sindrome dell’ovaio policistico (PCOS), anche nota come Sindrome di Stein-Leventhal, in onore ai medici che la scoprirono.
Il 20% delle donne in età riproduttiva presenta ovaie policistiche, al 50% delle quali viene diagnosticata la sindrome, che ha un’origine metabolica che colpisce la fertilità, come conseguenza di un problema sistemico.
E’ un problema che non va confuso con le ovaie policistiche, che sono causate da un funzionamento alterato della funzione ovarica, in cui i follicoli non arrivano a maturare e a rilasciare l’ovulo, rimanendo incistate nella corteccia ovarica, che appare ingrossata nell’ecografia. In molte occasioni, il ciclo è irregolare, però può avvenire che l’altro ovaio funzioni bene, e sia possibile il concepimento naturale. Non si tratta della sindrome.
Nella sindrome avviene uno squilibrio ormonale: nelle donne esistono ormoni femminili, estrogeni e progesterone, però anche androgeni (tipici ormoni maschili), anche se in minor quantità. Con questa sindrome, vengono prodotti più androgeni e il ciclo mestruale non è regolato correttamente. Nell’ovaio, i follicoli non rilasciano gli ovuli, poiché questi non maturano, producendo cisti.
La sindrome dell’ovaio policistico è diagnosticata se una donna risponde a due delle tre seguenti premesse:
Il motivo per cui si manifesta la sindrome dell’ovaio policistico è spiegato attraverso una resistenza all’insulina. Il corpo non assume il glucosio ingerito, e genera più insulina. L’ormone insulina agisce direttamente sulle ovaie, ed altera gli ormoni femminili incaricati della maturazione e del rilascio da parte dei follicoli, impedendo un ciclo mestruale regolare e colpendo la fertilità.
Le donne con sindrome dell’ovaio policistico che ovulano in modo irregolare vengono solitamente regolarizzate con il progesterone, appoggiando la seconda fase del ciclo mestruale, dopo l’ovulazione. La metformina, un antidiabetico, è stato ampiamente utilizzato per desensibilizzare le ovaie all’eccesso d’insulina, per poter così promuovere la maturazione follicolare.