Le tecniche della riproduzione assistita

Quando una coppia desidera avere figli e, dopo più di un anno avendo rapporti non protetti, non arriva alla gravidanza, deve recarsi ad una clinica di riproduzione assistita. Questo tipo di centro realizza tre tecniche basiche di riproduzione assistita, rendendo possibile che molte coppie arrivino alla gravidanza.

Le persone che si sottopongono al trattamento di fertilità devono essere informate in modo corretto, e per questo motivo è indispensabile recarsi ad un centro specializzato e di fiducia. Ci sono tre trattamenti basici nella riproduzione assistita, a seconda della complessità, e sono: inseminazione artificiale (IA), fecondazione in vitro (IVF) e ICSI.

Gli esperti sono coloro che decidono che tipo di tecnica è indicata per ogni paziente, poiché, a seconda del grado d’infertilità ed altri fattori come l’età, variano le possibilità di ottenere una gravidanza. Inoltre si deve valutare la somma del potenziale riproduttivo dei due membri della coppia: l’uomo e la donna.

Riproduzione assistita

Inseminazione artificiale

La tecnica di riproduzione assistita più semplice è l’inseminazione artificiale, che consiste nel depositare spermatozoi in modo non naturale nell’apparato riproduttore della donna, al fine di ottenere una gravidanza.

Per questo, l’ovulazione viene stimolata in modo controllato, monitorando tutto il procedimento.

La stimolazione dell’ovulazione si realizza mediante la prescrizione di dosi ridotte di ormoni implicati nel ciclo mestruale, a partire dal secondo o terzo giorno dall’inizio della mestruazione.

La monitorizzazione è effettuata attraverso ecografie transvaginali periodiche. La sua finalità è controllare il numero di follicoli in ognuna delle ovaie, programmare il momento dell’inseminazione e misurare lo spessore dell’endometrio.

Quando le dimensioni dei follicoli sono adeguate, viene programmata l’inseminazione; si prescrive alla paziente gonadropina corionica umana (o hCG), che dovrà essere iniettata tra le 34 e le 36 ore prima dell’inseminazione. L’hCG promuove l’ovulazione, e cioè la rottura del follicolo ovarico e l’uscita dell’ovulo verso le trombe di Falloppio.

Prima di realizzare l’inseminazione, si raccoglie un campione di seme in un contenitore sterile, generalmente mediante masturbazione e con le maggiori misure igieniche possibile. Si raccomanda di non eiaculare tra i 2 e i 7 giorni prima dell’inseminazione.

In laboratorio vengono separati gli spermatozoi di buona qualità dal resto del campione di seme: si depositeranno, attraverso una cannula sottile, nella cavità uterina. La paziente resterà ferma e sdraiata qualche minuto. Questa tecnica non richiede anestesia, poiché è indolore.

Circa due settimane dopo, la donna farà un test di gravidanza per sapere se il processo ha avuto buon esito.

Inseminazione artificiale: come funziona.

Fecondazione In Vitro

La fecondazione in vitro, o IVF è una tecnica più complessa, che consiste nell’estrazione degli ovuli della donna mediante puntura in vagina, e la sua fecondazione con gli spermatozoi dell’uomo in laboratorio. Gli embrioni vengono depositati, dopo qualche giorno, nell’utero materno.

In primo luogo, si procede alla stimolazione controllata dell’ovulazione della donna, mediante somministro di ormoni implicati nel ciclo mestruale, e la monitorizzazione del processo. Esistono diversi protocolli di stimolazione, che il ginecologo dovrà consigliare in ogni caso specifico. La dose dei farmaci viene ugualmente personalizzata.

Si programma la puntura ovarica, e circa 34-36 ore prima la paziente si inietta hCG per dare inizio all’ovulazione.

La puntura ovarica è un intervento indolore, poiché la paziente viene leggermente sedata o riceve anestesia locale. S’introduce un ago sottile per via transvaginale per arrivare ai follicoli, situati nell’ovaio, ed aspirarne il contenuto, ottenendo gli ovuli. La paziente è dimessa lo stesso giorno della puntura.

Il liquido follicolare estratto viene inviato al laboratorio; lì, il biologo localizza gli ovuli esistenti e li colloca insieme agli spermatozoi dell’uomo, che sono stati selezionati precedentemente, come in un’inseminazione artificiale.

Lo spermatozoo più rapido riuscirà a fecondare l’ovulo, e circa 19 ore dopo si controlla se gli ovuli siano stati fertilizzati. Si osserveranno i due pronuclei: uno con l’informazione genetica dell’ovulo, e l’altro dello spermatozoo.

Gli ovuli fertilizzati si trasformano in embrioni: hanno fuso l’informazione genetica della madre e del padre, e si sono divisi in 2-4 cellule. In questo stadio l’embrione si chiama zigote, e, quando si divide in 4 cellule, comincia ad avere i propri geni.

Tre giorni dopo la fertilizzazione degli ovociti, gli embrioni si sono divisi in 6-8 cellule, e sono pronti per il consumo di glucosio nella cavità uterina.

Dopo quattro giorni, l’embrione si trova allo stadio di morula, e si è diviso fino ad avere tra 16 e 32 cellule.

Cinque giorni dopo, l’embrione si è diviso fino a 100 cellule, e si chiama blastocisto.

Il trasferimento degli embrioni all’utero materno si realizza il secondo o terzo giorno dopo la puntura ovarica, o anche dopo 5 giorni. Questo viene deciso in funzione della problematica che abbia la coppia, del numero di ovociti fertilizzati e dell’evoluzione degli embrioni in cicli di IVF precedenti.

Si determina il numero di embrioni da trasferire, e si selezionano quelli di maggior qualità. Il trasferimento embrionario è una tecnica semplice che dura qualche minuto. Gli embrioni selezionati vengono depositati in un catetere molto sottile, che s’introduce per via vaginale fino all’utero.

Questa tecnica è completamente indolore, non richiede nessun tipo di anestesia e la paziente è dimessa 20 minuti dopo un riposo sdraiata.

A seconda del trattamento utilizzato per la stimolazione controllata dell’ovaio, sarà necessario prescrivere progesterone alla donna, dopo averle praticato la puntura ovarica. Il progesterone migliora la ricettività dell’endometrio e l’impianto dell’embrione.

Un paio di settimane dopo il trasferimento degli embrioni, si effettua un test di gravidanza, se non c’è stata la mestruazione.

Gli embrioni di bassa qualità, che non sono stati trasferiti, si mantengono in coltivo in un incubatore, e se ne osserva l’evoluzione. Generalmente smettono di dividersi, poiché non riescono a sopravvivere.

Gli embrioni di buona e media qualità saranno congelati per poter essere impiantati nell’utero in altri cicli, anche qualche anno dopo.

Coltura embrionale en IVF

ICSI

Un’altra tecnica di riproduzione assistita è l’ICSI, o Microiniezione Intracitoplasmatica di Spermatozoi, che è una variante dell’IVF. E’ appena più complessa, e prevede un costo economico maggiore.

Si differenzia dall’IVF convenzionale nel fatto che l’inseminazione degli ovuli non è lasciata al caso, bensì lo spermatozoo è inserito nell’ovulo mediante un ago microscopico.

Un’altra tecnica di riproduzione assistita più complessa, che si integra con l’IVF o l’ICSI, è la diagnosi genetica preimpiantazionale, o DGP, che ha la finalità di rilevare se esistano anomalie genetiche nell’embrione. Questa tecnica è più complessa del processo abituale di una fecondazione in vitro o di un’ICSI, e dunque il costo economico è superiore.

Viene effettuata prima di realizzare il trasferimento di embrioni all’utero materno, durante il processo di fecondazione in vitro o di ICSI, per selezionare quegli embrioni che siano geneticamente sani.
Tre giorni dopo la fertilizzazione dell’ovulo, quando l’embrione ha tra le 6 e le 8 cellule, si realizza un orifizio nella membrana esterna dell’embrione, e se ne aspira una cellula. In seguito, viene effettuata un’analisi cromosomica della cellula nel laboratorio di genetica.

IMSI

In questa tappa iniziale di sviluppo dell’embrione, le sue cellule sono cellule madri totipotenti, cioè possono differenziarsi in qualunque tipo di cellula del corpo umano, fino a formare un organismo completo. Per questo, il fatto di prelevare una cellula dall’embrione non crea nessun tipo di problema nel suo sviluppo, e si formerà un essere umano completo.

Dopo la diagnosi genetica, gli embrioni sani sono trasferiti o congelati, e due settimane dopo si aspetta il tanto atteso test di gravidanza.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

inviTRA