Impianto embrionario

Sapere perché alcuni embrioni s’impiantano ed altri no costituisce una delle sfide da vincere, nell’ambito della medicina riproduttiva. La profonda conoscenza degli aspetti fisiologici di questo processo è importante per delineare strategie che permettano di aumentare le possibilità di una gravidanza.

Solo un terzo dei cicli considerati fertili culminano in una gravidanza. La causa di questa bassa percentuale di successo è dovuta a vari fattori, come un ambiente uterino inappropriato, poiché deve esistere un ambiente ormonale propizio (estradiol o progesterone), una scarsa qualità embrionaria, una scarsa ricettività dell’endometrio materno e un dialogo difettoso tra i due (embrione-endometrio).

Dialogo tra l'embrione e l'endometrio

La percentuale di gestazione clinica per ciclo mestruale, in coppie considerate fertili che hanno rapporti regolari senza anticoncezionali, è del 25-30%. E’ una percentuale relativamente bassa, se comparata con altre specie animali, anche se è cumulativa, cioè aumenta mese per mese, arrivando a raggiungere un 80% dopo 10 mesi. Tuttavia, diminuisce con l’aumento dell’età della donna.

Anni fa, il trattamento d’impianto era limitato all’uso di protocolli di supporto della fase luteale, mediante il somministro di progesterone ed hCG (gonadotropina corionica umana). Attualmente, vari studi di base e clinici sul tema hanno permesso di conoscere il ruolo che svolgono nell’impianto le diverse popolazioni cellulari dell’utero, e il ruolo di alcune molecole come le citochine, le integrine, le molecole di adesione ed i fattori di crescita.

Adesione embrionale

Esistono prove del fatto che le citochine ed i fattori di crescita hanno un compito importante come mediatori locali delle azioni degli ormoni steroidei sull’endometrio, con l’obiettivo di prepararlo all’impianto. Si crede che i segnali che provengono dall’embrione preimpiantatorio potrebbe indurre la produzione di citochine da parte dell’endometrio, il quale, a sua volta e mediante l’unione con recettori specifici della membrana, attiverebbe l’espressione di molecole di adesione, come le integrine, incaricate di mediare nell’adesione del blastocisto all’endometrio.

Biologicamente, si tratta di un processo complesso, in cui un embrione allo stadio di blastocisto si fissa all’endometrio ricettivo della madre: dev’esserci una totale sincronia tra l’embrione e l’endometrio.

Quando avviene l’impiantazione?

L’impianto ha luogo nel terzo mediano della parte posteriore dell’utero, ed avviene durante un periodo di tempo concreto, in cui questo dialogo tra embrione e madre è possibile. Questo momento è denominato finestra d’impianto, e va dal giorno 20 del ciclo fino al 24 (circa 6-7 giorni dopo la fecondazione).

La finestra d’impianto è il momento in cui l’endometrio ricettivo consente l’adesione del blastocisto. Questo cambiamento da endometrio non ricettivo a ricettivo avviene solo se esiste l’ambiente ormonale adeguato, e se il blastocisto esprime le molecole adatte ad indurlo (selectine, citochine, ecc).

Fase dell’impiantazione

L’impianto ha tre fasi: apposizione, adesione ed invasione.

  • Fase dell’apposizione: il blastocisto cerca il luogo dell’impianto, un posto per aderire, orientando la propria massa cellulare interna nel polo in cui il trofoectodermo aderirà all’epitelio endometriale. Qui hanno un ruolo importante i cosiddetti pinopodi (proiezioni citoplasmatiche delle cellule epiteliali endometriali), che aiutano il blastocisto ad entrare in contatto con l’epitelio endometriale. E’ stato provato che questi pinopodi sono chiari segnali morfologici della ricettività endometriale, ed appaiono solo durante la finestra d’impianto, per poi scomparire attorno al giorno 24 del ciclo.
  • Fase dell’adesione: il blastocisto aderisce all’epitelio endometriale, e vi rimane attaccato. Ciè avviene tra i 6 e i 7 giorni dopo la fertilizzazione, con il blastocisto di una diametro di già 300-400 µm. In tutto il processo, le citochine hanno molta importanza, soprattutto le chimiochine.
  • Fase dell’invasione: il blastocisto (più specificamente, il trofoblasto embrionario) invade lo stroma endometriale, rompe la membrana basale e penetra nei vasi sanguinei della madre. Le cellule trofoblastiche spostano, dissociano e sostituiscono le cellule epiteliali, arrivando ad invadere la membrana basale e lo stroma sottostante.

Anche se può apparire semplice che un blastocisto s’impianti nell’endometrio della madre, questo processo richiede una complessità che ancora non si conosce completamente. All’interno della fecondazione in vitro, l’impianto è uno dei momenti più delicati e decisivi per ottenere una gravidanza, che, non potendo essere controllato dall’esterno, dipende dalle circostanze che riguardano la paziente, come la qualità embrionaria, la ricettività endometriale, il momento del trasferimento ed una totale sincronia tra tutti questi fattori.

1 Commento

  1. Qualcuno è in possesso di informazioni un pò più precise sul tipo di “intervento”? Quanto è invasivo e soprattutto quali disturbi fisici può causare?

    Grazie in anticipo

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