Aborto spontaneo

L’aborto è una situazione drammatica per le coppie che desiderano diventare genitori, lasciando da parte i problemi e le conseguenze che ne derivano per la salute della donna, dal punto di vista psicologico è un processo molto doloroso.

L’aborto spontaneo, anche conosciuto come aborto naturale, viene definito come la perdita involontaria dell’embrione prima della ventesima settimana di gravidanza, o la perdita di una feto con una peso inferiore a 500 grammi.

Le perdite successive alla gravidanza vengono chiamate parti prematuri, anche se terminano con la morte del feto. Secondo alcune statistiche, gli aborti spontanei hanno luogo nel primo trimestre di gravidanza, in molti casi al donna non era nemmeno cosciente di trovarsi in stato di gestazione.

Prevenzione dell’aborto spontaneo

Le raccomandazione per prevenire un’aborto naturale o spontaneo partono dalla base, rispettare le cure proprie di una donna incinta. Più avanti in questo articolo potremmo conoscere quali sono i fattori di rischio che più influiscono in questi casi, in quanto, se si cerca di evitare l’aborto, dobbiamo evitare quanto più possibile anche questi rischi.

Se la gravidanza è premeditata, si consiglia di affrontare possibili malattie o problemi di salute prima di rimanere incinta.

Cause

Le complicazioni prorpie della gravidanza possono portare ad un aborto spontaneo, anche se è certo che queste complicazioni aumentino di gravità quando sono presenti certi fattori di rischio. Di seguito cercheremo di puntializzare in una lista quali sono i principali fattori da tenere in conto.

Fattori di rischio

Sintomi

Possono apparire sintomi che indicano una minaccia di aborto, non per questo indica che questa situazione debba verificarsi, è semplicemente un avviso che ne evidenzia la possibilità. Uno dei più comuni è il sanguinamento vaginale.

Una donna incinta che sviluppa qualsiasi segno o sintomo di minaccia di aborto deve mettersi immediatamente in contatto con specialisti della sanità. Non solo di fronte a casi di sanguinamento, ma anche quando si sentono dolori sconosciuti o qualsiasi altro tipo di disturbo.

Trattamento

In caso di minaccia di aborto, la cosa più indicata è il riposo nel letto, calmanti uterini e, in alcuni casi, il progesterone, anche se alcuni studi scientifici non riescono ad accordarsi in merito alla sua efficienza. Nella maggior parte dei casi non è necessario nessun trattamento perchè si espelle da solo, con una leggera perdita di sangue. QUando questo non accade si procede liberando lo stesso per mezzo di un curettage o raschiamento, che si effettua tramite anestesia, dilatando il collo dell’utero ed estraendo i resti del tessuto.

In alcuni casi si prescrivono farmici, come il misoprostol che provoca contrazioni uterine, i quali aiutano ad eliminare i resti dell’aborto. Lo svantaggio è che ha degli effetti collaterali:

Il materiale rigettato spontaneamente o per il raschiamento della cavità uterina, viene inviato al laboratorio per essere studiato, permettendo a volte di diagnosticare la causa dell’aborto.

Cosa fare dopo?

Il recupero di una donna che ha sofferto di aborto può avere una durata di diverse settimane. La maggior parte delle donne che hanno attraversato questa situazione recuperano le mestruazione tra le 4 e le 6 settimane dopo un aborto spontaneo.

Una cosa davvero difficile in questi casi è recuperare lo stato anemico stabile e riuscire a non entrare in depressione, perchè rappresenta un duro colpo per la futura mamma, non solo a livello emozionale, ma anche per i bruschi cambiamenti ormonali ai quali viene sottoposta in un determinato periodo di tempo.

Non si deve avere nè paura nè vergogna al momento di chiedere aiuto, infatti esistono gruppi di appoggio e terapie di coppia specializzate per questo tipo di situazioni.

Tipi di aborto

In ogni tipo di aborto esistono sottotipi in funzione della frequenza, dell’età gestazionale, dell’apparenza ecografica del sacco gestazionale.

This is a mobile optimized version of this page, view original page.